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domenica 20 dicembre 2009
track 10_Starseeing on the shore: the storyline
La corsa di Will sotto il diluvio che ormai si espande sotto le prime luci dell'alba sembra non avere fine..Will aveva cominciato a correre verso casa. Erà lì che voleva andare,
da sua moglie, finalmente fuori dalla pioggia..
Ma tra le miriadi di collisioni e di scontri che si sono appena consumate nella sua anima confusa e stremata tra ricordi scomodi e affilati rimorsi, sembra che solo uno possa essere il punto d'arrivo.
Will non va a casa, torna sulla spiaggia, mentre il cielo spiove e si rasserena lasciando spazio a un mare frastagliato di isole plumbee e di scorci limpidissimi d'azzurro, dove il buio della notte si sfuma dentro i primi chiarori..
Si getta a terra, esausto, zuppo dalla testa ai piedi. La sabbia accoglie dolcemente la caduta, mentre la bassa marea rifluisce lenta, risucchiando in sé gli ultimi spasimi del cielo che piove le sue ultime gocce.
Lo sguardo di Will è fisso verso il cielo. Will sta guardando le ultime stelle che l'alba non si è ancora portata via. Lì, appese, interminabilmente ed incessantemente ancorate al loro regno blu di prussia, sembrano gli unici punti di riferimento di tutto l'universo, la chiave di volta che regge tutto, la risposta a qualsiasi domanda che venga da là sotto.
Loro, le stelle, sono rimaste composte lassù per tutto il tempo, anche dietro le nuvole, dietro tutta la pioggia, dietro quella di questa notte e quella di tutte le notti. Imperturbabili, sono esistite ed esisterebbero ancora anche se tutto il resto non esistesse per come lo vediamo noi.
Sarebbero rimaste lì anche se Will non avesse deciso di cambiare niente oggi.
Tutto il mondo avrebbe continuato ad esistere tale e quale anche se Will non ci fosse stato per niente oggi su questa Terra .
Alla fine, anche l’oceano, il grande mare disteso là davanti, ha le sue spiagge e le sue sponde..
l’odissea contempla mareggiate e tempeste, come anche pause e porti, oasi di pace e di speranza..
ma non sappiamo mai quanto dura, e ogni volta è diverso..
ogni orizzonte è un cerchio fragile e incostante, raggiungibile ma inarrivabile
abbiamo punti di riferimento per non perdere la rotta, ma sono pochi dentro quella enorme vastità, come le stelle, che, anche se non spariscono mai davvero, possono sfuggire facilmente al nostro sguardo.
Will ha vinto la sua pace oggi, ha trovato la sua rotta.
Tornerà a casa più tardi.
Non gli è successo niente in realtà, perché in realtà, là fuori, non è successo proprio niente.
E' successo tutto dentro la sua testa.
Tutto sarebbe continuato a vivere e a esistere tale e quale. Tutto avrebbe funzionato uguale.
Tutti i meccanismi avrebbero ingranato uguale.
Con qualche graffio in meno, con qualche traccia in meno.
L'importante è lasciare tracce.
track 9_Colliding: the storyline
Nella nuova luce in cui sembra ora vedere le cose Will comincia inevitabilmente a rivivere, mentre corre sotto la pioggia che continua a cadere, i flashback della giornata appena trascorsa e tra essi si riaffacciano schegge e spezzoni di tutta la sua vita passata, con le sue aperture, le sue chiusure, le sue luci e i suoi blackout.
La pioggia comincia a rallentare, mentre Will corre sempre più forte, incurante del freddo e della fatica, bagnato fradicio, come se volesse arrivare il prima possibile alla fine di questa giornata tremenda e mettergli fine per ricominciare da capo, dentro un nuovo domani.
Forse ha trovato le sue risposte, ma nella sua testa la confusione ancora impera e la vicinanza dei continui shock subiti non consente alla sua memoria di tornare facilmente sui binari della normalità. Anzi, questo è il momento in cui Will si trova a prendere sempre più la coscienza "fisica" di tutte le cose che ha fatto e gli sono successe durante la sua trance delirante.
I mille ego di Will sono in collisione, così come i suoi ricordi, le sue emozioni, gli sguardi delle persone che ha incrociato e sfiorato durante il suo delirio, l'uno contro l'altro si scontrano in una giostra acida che resta ancora a metà tra realtà e sogno, tra fantasia e consapevolezza, si scontrano come le gocce di pioggia che ancora cadono giù, come le doppie vite vissute da Will nelle sue mille storie e bugie..
I ricordi e le sensazioni delle cose vissute sembrano risvegliare a scatti, acidamente, violentemente, parti di sé rimaste sin lì perse e nascoste nei meandri del reale.
Collisioni di ricordi e di presente, passato e futuro, di scuse, giustificazioni, intenzioni, propositi, ritorni, addii.
La coscienza di Will scorre forte in libertà verso la spiaggia, cercando di ricosturire razionalmente gli effetti della sua pazzia e slanciandosi in riflessioni filosofiche sulla fragile condizione dell'uomo, sulle sue speranze, le sue aspettative, le sue possibili prospettive.
In lontananza, alla fine della strada, verso casa,
lo attende la spiaggia da cui tutto è partito.
Ora questo giorno è irrimediabilmente accaduto, con tutti i suoi errori, i suoi abbagli, le sue illusioni e le sue rivelazioni, ma finalmente s’intravede ora la fine, il punto in cui il cerchio può forse tornare a chiudersi.
Ma per quanto ci sarà pace?
track 8_Outside the rain: the storyline
La notte di euforia strema Will senza pietà..i suoi sensi sconvolti lo portano a vagare in giro per le strade della città, in una notte fradicia d'un temporale immenso che sembra voler trascinare tutto e tutti via con sé..Will si è lasciato trascinare di bar in bar, di locale in locale, si è scontrato e incontrato con decine, centinaia, migliaia di persone fuori e dentro di sé, e di cui non ricorda praticamente nulla..eccetto quegli occhi..la ragazza con cui ha appena passato qualche ora, incontrata sul ponte e sedotta non sa neanche lui come, ha lasciato un segno dentro di lui, un segno chiaro, deciso, che pesa come un macigno sul travaglio del suo esistere..
e la pioggia dei suoi sensi, il diluvio di sensazioni che dal pomeriggio gli ha sconquassato l'anima, d'improvviso, bruscamente, cessa.
Ad un tratto, mentre è ancora seduto al bancone di un bar ormai in chiusura, davanti a un bicchiere vuoto di vino, mentre là fuori piove ancora che Dio la manda, Will sente di aver capito tutto, sente di potersi riappropiare di sé e della sua storia, di fare un passo per uscire dal baratro.
e la pioggia dei suoi sensi, il diluvio di sensazioni che dal pomeriggio gli ha sconquassato l'anima, d'improvviso, bruscamente, cessa.
Ad un tratto, mentre è ancora seduto al bancone di un bar ormai in chiusura, davanti a un bicchiere vuoto di vino, mentre là fuori piove ancora che Dio la manda, Will sente di aver capito tutto, sente di potersi riappropiare di sé e della sua storia, di fare un passo per uscire dal baratro.
Esce, barcollante, dal bar, e nella pioggia comincia a correre, come animato di una nuova consapevolezza, corre a inzuppare la sua esistenza col diluvio primordiale che scende, scende, ancora scende giù dal cielo, sembra scendere giù fino al mare.
Piove incessantemente, là fuori..ma dentro, Will si sente in qualche modo già fuori dalla pioggia.
Qualcosa è cambiato nella sua vita, dopo quella notte.
Sente di credere in qualche cosa.
In quegli occhi, in quello che ..inconsapevolmente, innocentemente, incredibilmente..quegli occhi hanno saputo dirgli.Forse è stato tutto uno sbaglio.
Lo sballo, l'esaltazione dei sensi, l'ansia di andare oltre, il mischiarsi con gli altri a tutti i costi, il toccare, spingere, scaldare, bruciare, distruggere tutto e tutti solo per la smania di dover per forza sfiorare qualcosa..forse, sì, forse tutto questo è stato tutto uno sbaglio.
Forse la strada intrapresa era senza uscita esattamente come quella che aveva deciso di abbandonare. Il suo ultimo "contatto" con i suoi simili, quelle ore di amore folle e senza senso trascorse con quella sconosciuta, gli hanno fatto capire una cosa: non serve a nulla mirare a toccare l'infinito con un dito, se poi non si è capaci di godere di quello che è realmente a portata di mano..ci si possono creare regni infiniti e prospettive sognanti dentro la testa, mille personalità da selezionare all'occorrenza per le nostre migliori performance da sciorinare in tutti i campi, ma poi, quello che resta, è sempre la solitudine che non lascia tregua né soddisfazione alcuna.. è inutile sfiorare tutto quello che ci circonda..bisogna colpire nel segno..lasciare una traccia..concreta..far sì che gli altri si ricordino di noi, che ci siamo stati, che abbiamo vissuto..è quella la nostra identità, quello che sappiamo trasmettere agli altri di noi...essere una persona sola..questo solo ci dà pace.
L’unica cosa che conta veramente non è vivere di più, ma vivere meglio quello che ci spetta. senza essere trascinati via. E' correre, scorrere nella pioggia scegliendo noi la direzione. senza andare alla deriva. Quello che ora preme a Will è solo di non essere dimenticato, di lasciare il suo segno al mondo, di lasciare il suo piccolo ma incessante messaggio sulla sabbia ingrata del tempo.
Questo segno non si lascia seguendo la via dell’isolamento o della ricerca del sublime a tutti i costi, che porta solo altro isolamento e insoddisfazione; il segno si lascia nel cuore, sulla pelle degli altri. L’amore. E’ l’amore che può cambiarci e cambiare le cose, perché con esso si raggiunge l’empatia con il resto del mondo, si ha un completamento di sé che non è semplice matematica e insana moltiplicazione di sé.
Solo un'immagine, ora, nella testa di Will. Sua moglie.
Lui lo sa che lei lo perdonerà, che lei lo riprenderà con sé, nonostante tutto.
Che lo toglierà dalla pioggia e dalla strada.
Perché lei lo sa cosa può dare lui al mondo. Perché lui con lei ha lasciato il suo segno..
Doveva solo rendersene conto, ma era come se avesse potuto solo e soltanto in quella maniera.
Piove incessantemente, là fuori..ma dentro, Will si sente in qualche modo già fuori dalla pioggia.
Qualcosa è cambiato nella sua vita, dopo quella notte.
Sente di credere in qualche cosa.
In quegli occhi, in quello che ..inconsapevolmente, innocentemente, incredibilmente..quegli occhi hanno saputo dirgli.Forse è stato tutto uno sbaglio.
Lo sballo, l'esaltazione dei sensi, l'ansia di andare oltre, il mischiarsi con gli altri a tutti i costi, il toccare, spingere, scaldare, bruciare, distruggere tutto e tutti solo per la smania di dover per forza sfiorare qualcosa..forse, sì, forse tutto questo è stato tutto uno sbaglio.
Forse la strada intrapresa era senza uscita esattamente come quella che aveva deciso di abbandonare. Il suo ultimo "contatto" con i suoi simili, quelle ore di amore folle e senza senso trascorse con quella sconosciuta, gli hanno fatto capire una cosa: non serve a nulla mirare a toccare l'infinito con un dito, se poi non si è capaci di godere di quello che è realmente a portata di mano..ci si possono creare regni infiniti e prospettive sognanti dentro la testa, mille personalità da selezionare all'occorrenza per le nostre migliori performance da sciorinare in tutti i campi, ma poi, quello che resta, è sempre la solitudine che non lascia tregua né soddisfazione alcuna.. è inutile sfiorare tutto quello che ci circonda..bisogna colpire nel segno..lasciare una traccia..concreta..far sì che gli altri si ricordino di noi, che ci siamo stati, che abbiamo vissuto..è quella la nostra identità, quello che sappiamo trasmettere agli altri di noi...essere una persona sola..questo solo ci dà pace.
L’unica cosa che conta veramente non è vivere di più, ma vivere meglio quello che ci spetta. senza essere trascinati via. E' correre, scorrere nella pioggia scegliendo noi la direzione. senza andare alla deriva. Quello che ora preme a Will è solo di non essere dimenticato, di lasciare il suo segno al mondo, di lasciare il suo piccolo ma incessante messaggio sulla sabbia ingrata del tempo.
Questo segno non si lascia seguendo la via dell’isolamento o della ricerca del sublime a tutti i costi, che porta solo altro isolamento e insoddisfazione; il segno si lascia nel cuore, sulla pelle degli altri. L’amore. E’ l’amore che può cambiarci e cambiare le cose, perché con esso si raggiunge l’empatia con il resto del mondo, si ha un completamento di sé che non è semplice matematica e insana moltiplicazione di sé.
Solo un'immagine, ora, nella testa di Will. Sua moglie.
Lui lo sa che lei lo perdonerà, che lei lo riprenderà con sé, nonostante tutto.
Che lo toglierà dalla pioggia e dalla strada.
Perché lei lo sa cosa può dare lui al mondo. Perché lui con lei ha lasciato il suo segno..
Doveva solo rendersene conto, ma era come se avesse potuto solo e soltanto in quella maniera.
domenica 15 novembre 2009
track 7_Night Euphoria: the storyline
Ancora sotto l’effetto del suo viaggio allucinogeno, in preda ad uno sfogo che ormai travolge tutto e tutti in un fiume di emozioni mal represse pronte letteralmente ad esplodere, Will si allontana dal regno di Zack il Pazzo e si ributta nel marasma della vita, deciso a ricalarcisi una volta per tutte per provare davvero tutto quello che in passato non aveva mai avuto il coraggio di provare.
Fatto il passo di sballarsi e perdersi nei labirinti delle illusioni e dei sogni più inconfessati, tanto vale buttarsi e finire il lavoro, per superare del tutto quei limiti mai sopportati davvero.
Scendere fino all’ultimo girone dell’inferno, sentire, travolgere, infiammare, distruggere tutto, magari per rinascere di nuovo. Questa notte appena iniziata sarà la notte dell'abbandono al flusso dell'esperienza, la notte in realtà in cui si farà esperienza della vera libertà.
Superato l'aut-aut, sono l'adrenalina e l'euforia a prendere quindi il sopravvento, sono loro a comandare gli eventi. L’euforia è l'euforia dei sensi, per una notte che potrebbe anche essere l’ultima, ma deve essere LA notte, la SUA notte, finalmente, la notte di Will.
Fuori piove, diluvia.
Ma piove anche nell’anima di Will, in tempesta.
Ormai ha lasciato a briglia sciolta tutti i suoi ego, accumulati fino ad allora in una vita di schemi, rinunce e compromessi.. li lascia vagare per la città in piena, liberi, senza argini, senza freni.
La follia prende il controllo…non c’è più un solo Will, ma tanti Will che prendono di volta in volta il sopravvento su tutti gli altri e su tutto il resto, e finiscono per distruggergli i nervi, peraltro già abbondantemente provati dalla rivolta interiore iniziata dalla mattina di questa tremenda giornata.
In questo stato, Will non sa dire di no più a nulla, si perde e si ritrova in un'altalena schizofrenica di voci, sensazioni, personalità, distanze, vicinanze, contatti e lontananze.
Locali, feste, discoteche, alcol, altre droghe, un’altra donna. Un incontro fortuito, il sesso..e poi, poi, come pian piano i fumi dell'alcol e delle droghe svaniscono, puntualmente, ecco riemergere i rimorsi, le solitudini, le rinuncie, le disperazioni...
In tutto quello che ha fatto e passato quella notte, Will non ha potuto rimuovere del tutto la sua coscienza, che non ha mai smesso in realtà di urlargli dentro.
E l’ultimo incontro con quella donna, così impura, lasciva, distruttiva, si scontra a un tratto con l'immagine di quella donna così innocente e pura che è invece sua moglie.. che, in fondo, non può negare di continuare ad amare..
seppur con il suo ego che lui odia di più.
track 6_Ashes: the storyline
Will non è in uno stato in cui possa scegliere di dire di no.
La confusione che ha nella testa traccia ormai milioni di linee, di direzioni, desideri, dubbi, opzioni, intuizioni, tra le quali è assolutamente impossibile scegliere, alle quali è praticamente impossibile resistere. Le parole del Pazzo non fanno che spalancare una porta già aperta, si trovano ad attaccare un sistema già senza difese, già di per sé vicino al collasso emozionale.
Will ha deciso di abbandonarsi al flusso degli eventi, di lasciarsi provare, provocare, liberare.
L'ansia delle conseguenze in realtà lo assilla, ma sente che è arrivato per lui il momento di lasciarsi andare come mai prima, sente di avere l'unica chance da giocarsi, l'occasione irrimediabile per cambiare qualcosa..la sua "nuvola rosa" è a portata di mano. Tutto il resto, per ora, non conta.
Il Pazzo ha capito come sta Will sin dal primo sguardo. La sua erba migliore è già pronta, e aspetta solo che un neofita venga introdotto alla sua corte. E così comincia il Viaggio..
Si tratta di un viaggio allucinante..ogni porta, ogni muro, ogni limite viene come abbattutto..paradisi d'incenso e meraviglie dei sensi s'alternano agli ingloriosi abissi di solitudini ossesse, impenetrabili eppure penetrate, inarrivabili eppure reali, vive, impressionanti..
magie di desideri repressi s'insidiano tra i nervi dei sogni più reconditi, flash di oscurità lampanti s'accompagnano a relazioni distratte e danzanti intrattenute con milioni, forse miliardi di altri esseri umani, più o meno noti, più o meno già visti..si scambiano segni, simboli, parole, messaggi cifrati, dentro un turbinio di stanze decadenti, deformanti, di specchi senza riflessi..
si sarebbe potuto dire di avere incontrato un Mondo là dentro, di averlo conosciuto tutto in ogni angolo e poi d'averlo distrutto, per crearne uno nuovo, un altro Mondo, più di qua che di là, più suo che d'altri, più eterno e ineffabile e bello ed estetico come non mai..
tra mille passati e altrettanti presenti, la mente di Will vaga tra rimorsi e ricordi che non pensava di aver mai avuto o vissuto..ogni flash è una goccia che trabocca dal vaso..goccia a goccia si consumano i gironi d' un inferno che è come un paradiso annoiato..
Will ritrova non sa quante ore dopo in un letto avvolto in lisce lenzuola di seta nera, non sa dove né come. La stanza intorno a sé è assurda, come senza dimensioni, i quadri appesi alle pareti riportano immagini tratte dai suoi sogni più inquieti, il letto sfatto sa di tutte le donne ch'egli abbia mai amato..vede Karen, sua moglie, nuda accanto a sè..ma è come se non c'è..come se davvero non ci fosse..fà per parlarle, ma le sue parole riempiono uno spazio immenso che sembra crescere tra lui e lei, finché non scompaiono senza lasciar sfuggire un suono..
Su quelle lenzuola, umide, setose, sudate, spicca nel nero la cenere delle tante canne fumate. La cenere è ovunque, dappertutto. Scintille bianche e nere su un universo liscio di seta, avvoltolato nel buio d'un neon rosa, intermittente, impaziente, incatramato.
Fuori, dentro, dopo il viaggio non ci sono più confini. Non ci sono qui e là, non ci sono direzioni, né sensi, né inizi, né conclusioni. Solo vuoti incommensurabili, vuoti nella testa, nello stomaco, nelle identità, nelle memorie.
La testa gira forte, s'affretta tra le pause di parole senza senso.
Una donna sconosciuta è distesa accanto a Will..è sua moglie in realtà, la riconosce, ma non la riconosce.. Non è lei, in realtà. Non è reale.
Altre parole senza senso, altro sonno, altro vuoto..e poi…
poi un nuovo risveglio, proprio quando là fuori,
nell'immenso incommensurabile e rassicurante là fuori, è scesa, euforica, la notte.
La confusione che ha nella testa traccia ormai milioni di linee, di direzioni, desideri, dubbi, opzioni, intuizioni, tra le quali è assolutamente impossibile scegliere, alle quali è praticamente impossibile resistere. Le parole del Pazzo non fanno che spalancare una porta già aperta, si trovano ad attaccare un sistema già senza difese, già di per sé vicino al collasso emozionale.
Will ha deciso di abbandonarsi al flusso degli eventi, di lasciarsi provare, provocare, liberare.
L'ansia delle conseguenze in realtà lo assilla, ma sente che è arrivato per lui il momento di lasciarsi andare come mai prima, sente di avere l'unica chance da giocarsi, l'occasione irrimediabile per cambiare qualcosa..la sua "nuvola rosa" è a portata di mano. Tutto il resto, per ora, non conta.
Il Pazzo ha capito come sta Will sin dal primo sguardo. La sua erba migliore è già pronta, e aspetta solo che un neofita venga introdotto alla sua corte. E così comincia il Viaggio..
Si tratta di un viaggio allucinante..ogni porta, ogni muro, ogni limite viene come abbattutto..paradisi d'incenso e meraviglie dei sensi s'alternano agli ingloriosi abissi di solitudini ossesse, impenetrabili eppure penetrate, inarrivabili eppure reali, vive, impressionanti..
magie di desideri repressi s'insidiano tra i nervi dei sogni più reconditi, flash di oscurità lampanti s'accompagnano a relazioni distratte e danzanti intrattenute con milioni, forse miliardi di altri esseri umani, più o meno noti, più o meno già visti..si scambiano segni, simboli, parole, messaggi cifrati, dentro un turbinio di stanze decadenti, deformanti, di specchi senza riflessi..
si sarebbe potuto dire di avere incontrato un Mondo là dentro, di averlo conosciuto tutto in ogni angolo e poi d'averlo distrutto, per crearne uno nuovo, un altro Mondo, più di qua che di là, più suo che d'altri, più eterno e ineffabile e bello ed estetico come non mai..
tra mille passati e altrettanti presenti, la mente di Will vaga tra rimorsi e ricordi che non pensava di aver mai avuto o vissuto..ogni flash è una goccia che trabocca dal vaso..goccia a goccia si consumano i gironi d' un inferno che è come un paradiso annoiato..
Will ritrova non sa quante ore dopo in un letto avvolto in lisce lenzuola di seta nera, non sa dove né come. La stanza intorno a sé è assurda, come senza dimensioni, i quadri appesi alle pareti riportano immagini tratte dai suoi sogni più inquieti, il letto sfatto sa di tutte le donne ch'egli abbia mai amato..vede Karen, sua moglie, nuda accanto a sè..ma è come se non c'è..come se davvero non ci fosse..fà per parlarle, ma le sue parole riempiono uno spazio immenso che sembra crescere tra lui e lei, finché non scompaiono senza lasciar sfuggire un suono..
Su quelle lenzuola, umide, setose, sudate, spicca nel nero la cenere delle tante canne fumate. La cenere è ovunque, dappertutto. Scintille bianche e nere su un universo liscio di seta, avvoltolato nel buio d'un neon rosa, intermittente, impaziente, incatramato.
Fuori, dentro, dopo il viaggio non ci sono più confini. Non ci sono qui e là, non ci sono direzioni, né sensi, né inizi, né conclusioni. Solo vuoti incommensurabili, vuoti nella testa, nello stomaco, nelle identità, nelle memorie.
La testa gira forte, s'affretta tra le pause di parole senza senso.
Una donna sconosciuta è distesa accanto a Will..è sua moglie in realtà, la riconosce, ma non la riconosce.. Non è lei, in realtà. Non è reale.
Altre parole senza senso, altro sonno, altro vuoto..e poi…
poi un nuovo risveglio, proprio quando là fuori,
nell'immenso incommensurabile e rassicurante là fuori, è scesa, euforica, la notte.
sabato 14 novembre 2009
track 5_Acid Carousel: the storyline
..Will si allenta la cravatta, se la toglie, la butta a mare..
La marea forse ne farà tesoro, ma a lui di certo non serve più.
Come un pazzo, a piedi scalzi, le scarpe lucide ed eleganti lasciate sul bagnasciuga, ripercorre all'indietro le sue tracce sulla sabbia, e si dirige quasi a tentoni, sconnesso, verso i bassifondi della città, nella zona vicino al porto..
Come in un trip verso l’ignoto, mentre la testa gli gira, e gli gira forte, tra i rumori di un mondo che non riconosce più suo, tra le voci incessanti che gli vibrano dentro ad ogni passo..Ha bisogno di farle vivere, quelle voci, di farle vivere davvero. Devono uscire, provare, sentire..senza più regole, nella più assoluta libertà. Devono godere delle loro nuvole rosee, squarciare quel sole oltre il tramonto, bere del succo della verità, dell'esperienza totale..
Dopo minuti che sembrano ore, e ore che sembrano secoli, si ritrova nel quartiere più malfamato della città, e non sa neanche come ci è arrivato e cosa ci sta.. da un sudicio vicolo a sud della Settima Strada comincia un dedalo di becere stradine senza uscita, intrecciate tra loro come in un labirinto ansiogeno e melenso intriso di cattivi odori e di insoliti umori, popolato di centinaia che sembrano migliaia di ordinarie mostruosità urbane, tra cassonetti riversi, mendicanti, drogati, puttane, assassini.. loro vivono laggiù la loro sudicia vita di espedienti, al di là d'ogni regola e limite, lasciando i liberi tutti i propri fantasmi proprio per resistere e sopravvivere..
Ed è proprio in mezzo a questa feccia che Will si imbatte in Zack the Prank, Zack "il Pazzo": è lo schizzato per eccellenza, il matto del vicinato, il diverso per forza, il re dei paradisi artificiali, di quest'oasi di libertà senza regole e senza un briciolo di umanità o di dignità.
Lui del resto ha fatto la sua scelta, molto tempo fa..
Il mondo è per lui ormai solo il riflesso sgangherato che viene proiettato insistentemente dal suo Io impasticcato di droghe, allucinato dall’erba e da seduzioni lascive di mille e una notte vissute senza freni nei vicoli e nei bordelli di quello squarcio di periferia..
Zack nota lo straniamento di Will e non può che ammetterlo alla sua corte, al suo “acido carosello” di plastiche finzioni e di “rosa elefanti” a volontà: gli racconta com’è la vita di chi è passato "dall’altra parte", gli apre gli occhi sulla infima esistenza cui il mondo ci riduce dentro le regole e le beffe della nostra vita ordinaria, che è solo un'ordinaria bugia, non tanto diversa da quella che lui, il Pazzo, finisce per raccontare a sé stesso ogni mattina per cominciare un nuovo giorno con un soffio di speranza. D’altra parte, con quel briciolo di lucidità che gli rimane, mette in guardia Will sui pericoli che comunque comporta la scelta dell'abbandono, dell'allontanamento forzoso e forzato da ogni forma di concreta appartenenza al mondo delle cose, di concreto adattarsi a rassicuranti regole, abitudini e cliché.
L’isola che non c'è, la nuvola rosa, sono mondi possibili ma si pagano a caro prezzo: quello della solitudine, dell’incomunicabilità, del tutto contro tutti sé stessi.
La marea forse ne farà tesoro, ma a lui di certo non serve più.
Come un pazzo, a piedi scalzi, le scarpe lucide ed eleganti lasciate sul bagnasciuga, ripercorre all'indietro le sue tracce sulla sabbia, e si dirige quasi a tentoni, sconnesso, verso i bassifondi della città, nella zona vicino al porto..
Come in un trip verso l’ignoto, mentre la testa gli gira, e gli gira forte, tra i rumori di un mondo che non riconosce più suo, tra le voci incessanti che gli vibrano dentro ad ogni passo..Ha bisogno di farle vivere, quelle voci, di farle vivere davvero. Devono uscire, provare, sentire..senza più regole, nella più assoluta libertà. Devono godere delle loro nuvole rosee, squarciare quel sole oltre il tramonto, bere del succo della verità, dell'esperienza totale..
Dopo minuti che sembrano ore, e ore che sembrano secoli, si ritrova nel quartiere più malfamato della città, e non sa neanche come ci è arrivato e cosa ci sta.. da un sudicio vicolo a sud della Settima Strada comincia un dedalo di becere stradine senza uscita, intrecciate tra loro come in un labirinto ansiogeno e melenso intriso di cattivi odori e di insoliti umori, popolato di centinaia che sembrano migliaia di ordinarie mostruosità urbane, tra cassonetti riversi, mendicanti, drogati, puttane, assassini.. loro vivono laggiù la loro sudicia vita di espedienti, al di là d'ogni regola e limite, lasciando i liberi tutti i propri fantasmi proprio per resistere e sopravvivere..
Ed è proprio in mezzo a questa feccia che Will si imbatte in Zack the Prank, Zack "il Pazzo": è lo schizzato per eccellenza, il matto del vicinato, il diverso per forza, il re dei paradisi artificiali, di quest'oasi di libertà senza regole e senza un briciolo di umanità o di dignità.
Lui del resto ha fatto la sua scelta, molto tempo fa..
Il mondo è per lui ormai solo il riflesso sgangherato che viene proiettato insistentemente dal suo Io impasticcato di droghe, allucinato dall’erba e da seduzioni lascive di mille e una notte vissute senza freni nei vicoli e nei bordelli di quello squarcio di periferia..
Zack nota lo straniamento di Will e non può che ammetterlo alla sua corte, al suo “acido carosello” di plastiche finzioni e di “rosa elefanti” a volontà: gli racconta com’è la vita di chi è passato "dall’altra parte", gli apre gli occhi sulla infima esistenza cui il mondo ci riduce dentro le regole e le beffe della nostra vita ordinaria, che è solo un'ordinaria bugia, non tanto diversa da quella che lui, il Pazzo, finisce per raccontare a sé stesso ogni mattina per cominciare un nuovo giorno con un soffio di speranza. D’altra parte, con quel briciolo di lucidità che gli rimane, mette in guardia Will sui pericoli che comunque comporta la scelta dell'abbandono, dell'allontanamento forzoso e forzato da ogni forma di concreta appartenenza al mondo delle cose, di concreto adattarsi a rassicuranti regole, abitudini e cliché.
L’isola che non c'è, la nuvola rosa, sono mondi possibili ma si pagano a caro prezzo: quello della solitudine, dell’incomunicabilità, del tutto contro tutti sé stessi.
venerdì 9 ottobre 2009
track 4_Lying on a pink cloud ..the storyline..
Chapter III - "Breaking the Circle"
Track 4_Lying on a pink cloud
Track 4_Lying on a pink cloud
Will rimane fermo e scosso sulla spiaggia, come soggiogato dal fiume in piena di sensazioni, rivelazioni e ricordi che si è appena scatenato nella sua anima.
Il suo doppio, insieme ai milioni di Sé cui egli stesso aveva dato vita per rispondere alle formalità forzate ed ai ritmi incessanti dell'ordinaria bugia della sua mediocre esistenza, sembrano non poter essere più controllati, repressi, nascosti. Hanno sofferto troppo, sono stati al chiuso troppo a lungo. Bisogna spezzare il cerchio.
Will sente in sé l'irrenefrenabile desiderio di lasciarli a briglia sciolta, di ribellarsi, di sentirseli dentro vivi come non mai, come irrinunciabili parti di Sé che finalmente devono trovare la loro via verso il mondo, accompagnarsi a quel finto simulacro d'uomo che è diventato, solo forma e niente sostanza, per completarlo e farlo vivere davvero per intero.
Ma c'è un solo mezzo per riuscire a fare questo. Bisogna abbandonarsi, mettere da parte la ragione, aprirsi all'esperienza, sciogliere i vincoli delle abitudini, dei legami ordinari, delle forme e del rispetto. Liberarsi significa ribellarsi, non c'è altra maniera. Andare contro, controcorrente, scontrarsi con l'idea di sé stesso e con la gente.
Se la realtà pratica non basta più e la quotidianità rende tutto vuoto e mediocre, svuotando l’uomo stesso delle sue “potenzialità d’infinito”, e allontanandolo da tutto ciò che sublime e liberatorio, dal contatto vero ed autentico con il mondo, il primo passo da compiersi è un atto di PURA RIBELLIONE, volto a sciogliere tutti i vincoli (fisici ed ideali) che lo tengono in qualche modo "attaccato" a quella realtà.
Serve quindi una rivolta pura e definitiva contro tutte le forme e gli schemi da sempre avvertiti come imposti che hanno “narcotizzato” il nostro spirito più verace e profondo, impedendoci di andare a “toccare il sole” della nostra esistenza come novelli Icari in un mondo non più mitologico. Will è ormai fermamente convinto di questo.
Non bisogna indugiare, non c'è più tempo.
Atterrito, sfinito, come sperduto ed esausto su quella spiaggia, Will lancia dunque la sua sfida, lancia dunque il suo grido di libertà.
E' un grido che si erge contro i limiti umani e persino contro la nostra stessa idea di Dio.
E’ il canto di un nuovo dantesco Ulisse, che avvolto nelle fiamme dell’inferno trova ancora l’ardire di gridare a Dio e al mondo intero che nel piccolo della sua umanità è giunto oltre i confini, oltre le colonne d’Ercole di questo mondo, avvicinandosi più d'ogni altro al divino segreto dell’universo. E’ un inno alla mente dell’uomo, alle ali del suo pensiero e alla sua essenziale indipendenza.
Will vuole vivere tutto sé stesso. Non vuole avere confini. Vuole godere di ciò che è in grado di pensare, di creare, di sentire.
L’uomo, infatti, se riesce col suo pensiero a “immaginare” certe cose, a “crearne” delle altre, a “sentirne” altre ancora, è in tutto e per tutto uguale a dio.
Eppure, buttato in questo mondo che è tutto sovrastruttura, dove tutto è stato imposto dall’alto, destinato a svilupparsi entro i confini ristretti dell’esperienza “consentita” delle cose - può ambire solo all’intuizione e mai alla vera conoscenza.
Ha ali per volare, ma non sa che farsene.
La verità gli sfugge di passo in passo, il potere dei sensi si ferma ad una precisa soglia. Perché?? Perché non dimostrare a dio stesso che l’uomo può crearsi un nuovo mondo per sé, un nuovo cielo in cui volare liberamente?
Perché non abbandonarsi all'incessante fluire della vita che batte insieme al sangue che scorre nelle nostre vene, e cedere a tutti i nostri istinti, a tutte le voci che c'insidiano la mente, alle nostre mille identità nascoste, ai paradisi dei nostri sensi e dei nostri sogni, alle sapienti costruzioni delle nostre menti??
Il cielo non ha limiti, il sole non può bruciare le nostre ali.
Laggiù, dietro al tramonto, tra le nuvole rose squarciate da quel sole, esiste un mondo che è frutto dell'umanità ed è il mondo per l'uomo perfetto.
Attraverso l’esperienza del sublime, trascendendo ogni limite, si può giungere al sapere autentico delle cose, al controllo delle stesse, al possesso del segreto stesso dell’esistere, che è il godimento di ciò che ci offre il mondo senza il rimorso del senso di colpa e il rimpianto delle regole infrante.
La nuvola rosa è un’ “isola che non c’è” che in realtà c’è e si può raggiungere.
Quella è la meta che Will vuole raggiungere. Vuole tornare ad essere vero.
Il mondo ha confini diversi da quelli che diamo per scontati. L’uomo, con la sua volontà, nel suo pensiero infinito, può spostare infatti quei confini ed essere pienamente sé stesso, proprio come un dio, indispensabile a sé, agli altri e all’universo.
La strada dell’eccesso sensoriale appare in questo senso la prima da percorrere.
Andare oltre quello che sente la massa, oltre il consentito, oltre i limiti imposti dalla macchina. Alla ricerca dei paradisi artificiali, direbbe Baudelaire. Per spalancare le porte della percezione, direbbe Jim Morrison. E questo è quello che dice Will:
"Sei tu, Dio, che mi ha sbarrato le porte del paradiso, per effetto dei limiti mi hai voluto imporre? Allora io forzerò quei limiti per toccare il fondo del fondo del più infimo inferno, perché al di là di quello e di me stesso, non posso che trovare che l'ego che mi riempie e l'ego che m'ha creato...."
Il suo doppio, insieme ai milioni di Sé cui egli stesso aveva dato vita per rispondere alle formalità forzate ed ai ritmi incessanti dell'ordinaria bugia della sua mediocre esistenza, sembrano non poter essere più controllati, repressi, nascosti. Hanno sofferto troppo, sono stati al chiuso troppo a lungo. Bisogna spezzare il cerchio.
Will sente in sé l'irrenefrenabile desiderio di lasciarli a briglia sciolta, di ribellarsi, di sentirseli dentro vivi come non mai, come irrinunciabili parti di Sé che finalmente devono trovare la loro via verso il mondo, accompagnarsi a quel finto simulacro d'uomo che è diventato, solo forma e niente sostanza, per completarlo e farlo vivere davvero per intero.
Ma c'è un solo mezzo per riuscire a fare questo. Bisogna abbandonarsi, mettere da parte la ragione, aprirsi all'esperienza, sciogliere i vincoli delle abitudini, dei legami ordinari, delle forme e del rispetto. Liberarsi significa ribellarsi, non c'è altra maniera. Andare contro, controcorrente, scontrarsi con l'idea di sé stesso e con la gente.
Se la realtà pratica non basta più e la quotidianità rende tutto vuoto e mediocre, svuotando l’uomo stesso delle sue “potenzialità d’infinito”, e allontanandolo da tutto ciò che sublime e liberatorio, dal contatto vero ed autentico con il mondo, il primo passo da compiersi è un atto di PURA RIBELLIONE, volto a sciogliere tutti i vincoli (fisici ed ideali) che lo tengono in qualche modo "attaccato" a quella realtà.
Serve quindi una rivolta pura e definitiva contro tutte le forme e gli schemi da sempre avvertiti come imposti che hanno “narcotizzato” il nostro spirito più verace e profondo, impedendoci di andare a “toccare il sole” della nostra esistenza come novelli Icari in un mondo non più mitologico. Will è ormai fermamente convinto di questo.
Non bisogna indugiare, non c'è più tempo.
Atterrito, sfinito, come sperduto ed esausto su quella spiaggia, Will lancia dunque la sua sfida, lancia dunque il suo grido di libertà.
E' un grido che si erge contro i limiti umani e persino contro la nostra stessa idea di Dio.
E’ il canto di un nuovo dantesco Ulisse, che avvolto nelle fiamme dell’inferno trova ancora l’ardire di gridare a Dio e al mondo intero che nel piccolo della sua umanità è giunto oltre i confini, oltre le colonne d’Ercole di questo mondo, avvicinandosi più d'ogni altro al divino segreto dell’universo. E’ un inno alla mente dell’uomo, alle ali del suo pensiero e alla sua essenziale indipendenza.
Will vuole vivere tutto sé stesso. Non vuole avere confini. Vuole godere di ciò che è in grado di pensare, di creare, di sentire.
L’uomo, infatti, se riesce col suo pensiero a “immaginare” certe cose, a “crearne” delle altre, a “sentirne” altre ancora, è in tutto e per tutto uguale a dio.
Eppure, buttato in questo mondo che è tutto sovrastruttura, dove tutto è stato imposto dall’alto, destinato a svilupparsi entro i confini ristretti dell’esperienza “consentita” delle cose - può ambire solo all’intuizione e mai alla vera conoscenza.
Ha ali per volare, ma non sa che farsene.
La verità gli sfugge di passo in passo, il potere dei sensi si ferma ad una precisa soglia. Perché?? Perché non dimostrare a dio stesso che l’uomo può crearsi un nuovo mondo per sé, un nuovo cielo in cui volare liberamente?
Perché non abbandonarsi all'incessante fluire della vita che batte insieme al sangue che scorre nelle nostre vene, e cedere a tutti i nostri istinti, a tutte le voci che c'insidiano la mente, alle nostre mille identità nascoste, ai paradisi dei nostri sensi e dei nostri sogni, alle sapienti costruzioni delle nostre menti??
Il cielo non ha limiti, il sole non può bruciare le nostre ali.
Laggiù, dietro al tramonto, tra le nuvole rose squarciate da quel sole, esiste un mondo che è frutto dell'umanità ed è il mondo per l'uomo perfetto.
Attraverso l’esperienza del sublime, trascendendo ogni limite, si può giungere al sapere autentico delle cose, al controllo delle stesse, al possesso del segreto stesso dell’esistere, che è il godimento di ciò che ci offre il mondo senza il rimorso del senso di colpa e il rimpianto delle regole infrante.
La nuvola rosa è un’ “isola che non c’è” che in realtà c’è e si può raggiungere.
Quella è la meta che Will vuole raggiungere. Vuole tornare ad essere vero.
Il mondo ha confini diversi da quelli che diamo per scontati. L’uomo, con la sua volontà, nel suo pensiero infinito, può spostare infatti quei confini ed essere pienamente sé stesso, proprio come un dio, indispensabile a sé, agli altri e all’universo.
La strada dell’eccesso sensoriale appare in questo senso la prima da percorrere.
Andare oltre quello che sente la massa, oltre il consentito, oltre i limiti imposti dalla macchina. Alla ricerca dei paradisi artificiali, direbbe Baudelaire. Per spalancare le porte della percezione, direbbe Jim Morrison. E questo è quello che dice Will:
"Sei tu, Dio, che mi ha sbarrato le porte del paradiso, per effetto dei limiti mi hai voluto imporre? Allora io forzerò quei limiti per toccare il fondo del fondo del più infimo inferno, perché al di là di quello e di me stesso, non posso che trovare che l'ego che mi riempie e l'ego che m'ha creato...."
giovedì 12 febbraio 2009
track 3_In circle: the storyline
Chapter II - "Under the rain"
Track 3_In Circle
Track 3_In Circle
Un pensiero solo comincia a insinuarsi nella mente di Will: una vita che gira a vuoto, in una spirale senza senso che avvolge tutto e tutti per lasciarci soli e insoddisfatti nell'occhio del ciclone, è una vita che non può valere niente.
Mentre la pioggia comincia a cadere incessante, e il cielo si oscura, la testa di Will comincia a girare vorticosamente dietro a questo pensiero, quasi insieme con lui, al ritmo serrato delle onde che si infrangono con sempre maggiore veemenza sugli scogli. Il fragore dei flutti si accompagna a quello dei mille rimorsi e dei mille rimpianti che il passato prende a ripresentargli dagli anditi reconditi di quelle mille occasioni che la vita gli ha messo davanti, e che egli sente di aver in qualche modo irrimediabilmente perduto. In un solo istante, Will si rende conto che ormai egli stesso è perduto, e che non potrà più tornare indietro. L'insistenza di quel pensiero rende ogni resistenza inutile e intollerabile: Will realizza immediatamente di aver commesso un errore, un errore fatale. Non si sarebbe mai dovuto lasciare andare in quel modo. Non avrebbe dovuto perdere il controllo...non avrebbe mai dovuto abbandonarsi a sé stesso in quella maniera persa e selvaggia, annientante, sconfortante. Da tempo aveva giurato a sé stesso di non provarci mai più. Troppe volte si era già trovato sull'orlo dell'abisso, sull'orlo di domande che non avrebbero avuto la speranza d'una qualsiasi risposta. Il controllo era tutto. Non si sarebbe potuto mai fingere per davvero se non si fosse risuciti a credere fermamente in quella finzione più che nella realtà. Will questo lo sapeva bene. Ma in quel momento non poteva reggere, aveva passato il limite. C'erano domande che non si dovevano fare. Cose che non si dovevano neanche sfiorare. Sensazioni che non si doveva assolutamente provare. Bisognava ogni volta fermarsi al momento giusto, senza andare mai troppo oltre.
Il compromesso, Will, il compromesso. Una lotta senza più quartiere. E anche stavolta, si sarebbe dovuto fermare. Si sarebbe dovuto imporre di fermarsi. Non doveva rimanere con sé stesso così a lungo, così a fondo, così inerme, così distante dalle creature la cui realtà veniva solo dalla sua mente.
Ma quella volta, quella volta, lui non seppe fermarsi. Si sentiva così "reale", lì, solo davanti al mare. Forse aveva passato il segno. Forse tutto quello sarebbe stato da giustificare. Forse andava avanti da troppo tempo, e di più non avrebbe potuto fare. Ma non avrebbe dovuto sondare la sua anima fino a quel punto. Avrebbe dovuto lasciar perdere. Eppure, non lo fece. Il veleno era già in circolo. Lo sentiva scorrere forte nelle sue vene, nelle profondità più infami della sua anima nera e confusa, lo sentiva battergli nelle tempie, crescere nel suo cuore in un battito in preda al più assurdo furore. Sapeva ormai che sarebbe stato un viaggio senza ritorno. Che non avrebbe a quel punto potuto opporre davvero alcuna resistenza. Presentiva che sarebbe naufragato senza scampo, in quel mare senza sponde né orizzonte, che pareva ormai chiamarlo a sé, anche lui gonfio d'ansia e di furore, forte e incessante come un incubo cui nessuna logica può sperare di dare delle risposte. Quel veleno era in circolo. Non avrebbe potuto fermarlo. Quella stessa ingannevole realtà che egli stesso aveva confezionato cominciava a perdere consistenza, a perdere vigore, a scontrarsi, ad infrangersi e a sfrangiarsi contro qualcosa che l'avrebbe completamente distrutta nel giro di pochi istanti. Quell'inerzia di mediocrità cui si era abbandonato non solo poteva essere spezzata, ma doveva esserlo. Ormai sarebbe bastato solo un piccolo ma deciso atto di volontà, un solo passo nell'abisso, e indietro lui non sarebbe più tornato. Ormai il germe del dubbio, della delusione e del disincanto si era insinuato. Bastava una piccola, impercettibile crepa, per far crollare il palazzo. Il black out era infatti cominciato. Quell'inquieta smania d’infinito, covata a lungo nel regno dei sogni e delle false ipotesi, si era infilata ormai in ogni angolo della realtà. La sua spersonalizzazione, la sua moltiplicazione, la sua piccola egocentrica irrefrenabile rivoluzione personale, tutto era già in atto. Le voci nella sua testa si fanno più insistenti. Urlano, strepitano, si agitano, si confondono, emergono, riaffondano. Sono tutti quei Sè che Will aveva covato dentro giorno dopo giorno, tutti i suoi scheletri nell’armadio che egli aveva pazientemente accumulato nello spazio di una vita. Ma la tempesta era arrivata ormai, e travolge tutto.
Arriva la botta, la rabbia, la frustrazione, per una vita passata solo ad aspettare e ad abbozzare, ad aspettare gli alti e i bassi, ad adeguarsi al socialmente utile, condiviso, giusto, a dimenticare il proprio istinto.
Anche qui il mare, con la sua distesa sconfinata che si apre alla tempesta davanti agli occhi invasati di Will, gioca la sua parte importante: il gioco della marea lo suggestiona, e gli richiama alla mente, mentre l’acqua si abbassa fin quasi a confondersi con la nuda sabbia, la sua vita d’abbandono e di resa, quel suo lasciarsi andare alla corrente, nella sua finta atarassia dei giusti…Con la bassa marea tutto ciò che l’oceano ha nascosto riemerge gloriosamente ed impietosamente: le conchiglie più belle, assieme agli orrendi calcinacci. Tutte le scorie riemergono. Ma riemergono anche le voglie e i sogni più vivi. Il veleno ormai è in circolo. La seduzione è iniziata. Will viene tentato oramai dai suoi stessi alter ego, da quelli che aveva nascosto fino a quel momento per ingraziarsi il mondo. Sente che essi prendono possesso dei suoi nervi, dei suoi sensi, della sua ragione. E, alla fine, è costretto a cedere alle loro lusinghe. Ormai, ha deciso. Il passo è stato fatto. Il dado è tratto.
Vivrà senza limiti tutto sé stesso, anche a costo di perdere tutto. Solo così egli sente che potrà raggiungere l'unica vera pace che è stata concessa agli uomini, che è la pace dei sensi, l'unica in grado di aprire le porte dell'unica vera vita. Niente di quello che aveva messo in piedi nella sua viziosa opera di ipocrisia gli pare ormai abbastanza forte da trattenerlo. E' più forte di lui. Non può che lasciarsi andare. Pronto a sfidare tutto e tutti, a travolgere gli déi e gli uomini, pur di affermarsi e vincere un nuovo Sé stesso. Pronto ad esplorare la propria mente e il proprio corpo fino all’inverosimile, oltre ogni barriera possibile. La vita è “finita”? Will è pronto a passare per tutti i maledetti finiti punti di questa stramaledetta vita. Pronto a lasciare il segno, il segno di essere entrato in comunicazione, o perlomeno in collisione, con tutto quello che lo circonda, e di aver perciò vissuto tutto, nel bene e nel male, e anzi al di là del bene e del male.
Se la vita non vale niente, perché non fa che deluderci, tanto vale sfidare pure la morte. Vivere al confine, sulla lama del rasoio. Perché frenare, se tanto la strada finirà comunque contro un muro? Almeno, si muore dopo aver conosciuto, dopo aver toccato, dopo aver sentito. Anche dopo aver sofferto, certo, sì, ma perlomeno dopo aver sentito come un dio, cazzo, dopo esserglisi avvicinati il più possibile a questo dio, al costo di passare per lle fiamme dell'inferno per arrivare al suo maledetto paradiso...
Mentre la pioggia comincia a cadere incessante, e il cielo si oscura, la testa di Will comincia a girare vorticosamente dietro a questo pensiero, quasi insieme con lui, al ritmo serrato delle onde che si infrangono con sempre maggiore veemenza sugli scogli. Il fragore dei flutti si accompagna a quello dei mille rimorsi e dei mille rimpianti che il passato prende a ripresentargli dagli anditi reconditi di quelle mille occasioni che la vita gli ha messo davanti, e che egli sente di aver in qualche modo irrimediabilmente perduto. In un solo istante, Will si rende conto che ormai egli stesso è perduto, e che non potrà più tornare indietro. L'insistenza di quel pensiero rende ogni resistenza inutile e intollerabile: Will realizza immediatamente di aver commesso un errore, un errore fatale. Non si sarebbe mai dovuto lasciare andare in quel modo. Non avrebbe dovuto perdere il controllo...non avrebbe mai dovuto abbandonarsi a sé stesso in quella maniera persa e selvaggia, annientante, sconfortante. Da tempo aveva giurato a sé stesso di non provarci mai più. Troppe volte si era già trovato sull'orlo dell'abisso, sull'orlo di domande che non avrebbero avuto la speranza d'una qualsiasi risposta. Il controllo era tutto. Non si sarebbe potuto mai fingere per davvero se non si fosse risuciti a credere fermamente in quella finzione più che nella realtà. Will questo lo sapeva bene. Ma in quel momento non poteva reggere, aveva passato il limite. C'erano domande che non si dovevano fare. Cose che non si dovevano neanche sfiorare. Sensazioni che non si doveva assolutamente provare. Bisognava ogni volta fermarsi al momento giusto, senza andare mai troppo oltre.
Il compromesso, Will, il compromesso. Una lotta senza più quartiere. E anche stavolta, si sarebbe dovuto fermare. Si sarebbe dovuto imporre di fermarsi. Non doveva rimanere con sé stesso così a lungo, così a fondo, così inerme, così distante dalle creature la cui realtà veniva solo dalla sua mente.
Ma quella volta, quella volta, lui non seppe fermarsi. Si sentiva così "reale", lì, solo davanti al mare. Forse aveva passato il segno. Forse tutto quello sarebbe stato da giustificare. Forse andava avanti da troppo tempo, e di più non avrebbe potuto fare. Ma non avrebbe dovuto sondare la sua anima fino a quel punto. Avrebbe dovuto lasciar perdere. Eppure, non lo fece. Il veleno era già in circolo. Lo sentiva scorrere forte nelle sue vene, nelle profondità più infami della sua anima nera e confusa, lo sentiva battergli nelle tempie, crescere nel suo cuore in un battito in preda al più assurdo furore. Sapeva ormai che sarebbe stato un viaggio senza ritorno. Che non avrebbe a quel punto potuto opporre davvero alcuna resistenza. Presentiva che sarebbe naufragato senza scampo, in quel mare senza sponde né orizzonte, che pareva ormai chiamarlo a sé, anche lui gonfio d'ansia e di furore, forte e incessante come un incubo cui nessuna logica può sperare di dare delle risposte. Quel veleno era in circolo. Non avrebbe potuto fermarlo. Quella stessa ingannevole realtà che egli stesso aveva confezionato cominciava a perdere consistenza, a perdere vigore, a scontrarsi, ad infrangersi e a sfrangiarsi contro qualcosa che l'avrebbe completamente distrutta nel giro di pochi istanti. Quell'inerzia di mediocrità cui si era abbandonato non solo poteva essere spezzata, ma doveva esserlo. Ormai sarebbe bastato solo un piccolo ma deciso atto di volontà, un solo passo nell'abisso, e indietro lui non sarebbe più tornato. Ormai il germe del dubbio, della delusione e del disincanto si era insinuato. Bastava una piccola, impercettibile crepa, per far crollare il palazzo. Il black out era infatti cominciato. Quell'inquieta smania d’infinito, covata a lungo nel regno dei sogni e delle false ipotesi, si era infilata ormai in ogni angolo della realtà. La sua spersonalizzazione, la sua moltiplicazione, la sua piccola egocentrica irrefrenabile rivoluzione personale, tutto era già in atto. Le voci nella sua testa si fanno più insistenti. Urlano, strepitano, si agitano, si confondono, emergono, riaffondano. Sono tutti quei Sè che Will aveva covato dentro giorno dopo giorno, tutti i suoi scheletri nell’armadio che egli aveva pazientemente accumulato nello spazio di una vita. Ma la tempesta era arrivata ormai, e travolge tutto.
Arriva la botta, la rabbia, la frustrazione, per una vita passata solo ad aspettare e ad abbozzare, ad aspettare gli alti e i bassi, ad adeguarsi al socialmente utile, condiviso, giusto, a dimenticare il proprio istinto.
Anche qui il mare, con la sua distesa sconfinata che si apre alla tempesta davanti agli occhi invasati di Will, gioca la sua parte importante: il gioco della marea lo suggestiona, e gli richiama alla mente, mentre l’acqua si abbassa fin quasi a confondersi con la nuda sabbia, la sua vita d’abbandono e di resa, quel suo lasciarsi andare alla corrente, nella sua finta atarassia dei giusti…Con la bassa marea tutto ciò che l’oceano ha nascosto riemerge gloriosamente ed impietosamente: le conchiglie più belle, assieme agli orrendi calcinacci. Tutte le scorie riemergono. Ma riemergono anche le voglie e i sogni più vivi. Il veleno ormai è in circolo. La seduzione è iniziata. Will viene tentato oramai dai suoi stessi alter ego, da quelli che aveva nascosto fino a quel momento per ingraziarsi il mondo. Sente che essi prendono possesso dei suoi nervi, dei suoi sensi, della sua ragione. E, alla fine, è costretto a cedere alle loro lusinghe. Ormai, ha deciso. Il passo è stato fatto. Il dado è tratto.
Vivrà senza limiti tutto sé stesso, anche a costo di perdere tutto. Solo così egli sente che potrà raggiungere l'unica vera pace che è stata concessa agli uomini, che è la pace dei sensi, l'unica in grado di aprire le porte dell'unica vera vita. Niente di quello che aveva messo in piedi nella sua viziosa opera di ipocrisia gli pare ormai abbastanza forte da trattenerlo. E' più forte di lui. Non può che lasciarsi andare. Pronto a sfidare tutto e tutti, a travolgere gli déi e gli uomini, pur di affermarsi e vincere un nuovo Sé stesso. Pronto ad esplorare la propria mente e il proprio corpo fino all’inverosimile, oltre ogni barriera possibile. La vita è “finita”? Will è pronto a passare per tutti i maledetti finiti punti di questa stramaledetta vita. Pronto a lasciare il segno, il segno di essere entrato in comunicazione, o perlomeno in collisione, con tutto quello che lo circonda, e di aver perciò vissuto tutto, nel bene e nel male, e anzi al di là del bene e del male.
Se la vita non vale niente, perché non fa che deluderci, tanto vale sfidare pure la morte. Vivere al confine, sulla lama del rasoio. Perché frenare, se tanto la strada finirà comunque contro un muro? Almeno, si muore dopo aver conosciuto, dopo aver toccato, dopo aver sentito. Anche dopo aver sofferto, certo, sì, ma perlomeno dopo aver sentito come un dio, cazzo, dopo esserglisi avvicinati il più possibile a questo dio, al costo di passare per lle fiamme dell'inferno per arrivare al suo maledetto paradiso...
venerdì 7 novembre 2008
track 2_A sea without shores: the storyline
Chapter II - "Under the rain"
Track 2_A Sea Without Shores
Track 2_A Sea Without Shores
Sono le 14. Will come ogni giorno, in giacca e cravatta, esce dall’ufficio per la sua pausa pranzo. Ma non sarà una pausa come tutte le altre. Benché nell'apparenza elegante, perfetto e sicuro di sé, dentro è più inquieto che mai, assillato com'è dai ritmi e dalle scelte che ogni istante gli impone la sua compiacente finzione; e invece di andare a pranzo, devia dalla strada maestra, prendendo la via che va verso la spiaggia della città, scendendo giù a sud dai grattacieli verso il mare. Ha bisogno di riflettere. Sente il bisogno irrefrenabile di sfogarsi, di lasciarsi andare, di dire basta, cancellare gli schemi entro cui si è inquadrato, e ricominciare a vivere di nuovo, per provare TUTTO quello che non ha provato mai.
Arrivato alla spiaggia, inebriato dai riflessi dettati al mare d'inverno da un sole che sta per cedere il passo alle nubi, si toglie le scarpe e a piedi scalzi si avvia verso il bagnasciuga. Intanto, guarda il mare davanti a sé, mentre una pioggerellina insistente comincia a venir giù dal cielo, pur col sole ancora intenso. La pioggia sembra battere rintocchi impercettibili, come a far eco alle mille voci che da qualche minuto hanno preso ad affollarsi nella sua mente, mentre una serie infinita di domande e risposte gli ronzano dentro. Tutta la vita gli scorre davanti, tutto sé stesso, e non solo quel sé stesso che sta guardando riflesso nella chiara risacca, ma anche a quel Will dei momenti più bui la cui irruzione di tanto in tanto la sua vita perfetta ha dovuto tollerare.
Non sa cosa fare, non sa più cosa pensare, e un’angoscia profonda lo prende, nel dubbio di aver trasformato la sua stessa vita in un’ignobile monotona arte della sopravvivenza e del compromesso, di aver buttato tutto il suo tempo per costruirsi una realtà di successo forse, ma fittizia, vuota, insoddisfacente.
La verità è che si accorge di sentirsi assolutamente SOLO anche in mezzo a tutta la gente che è riuscito via via a coinvolgere nella sua vita. E ha paura. Qui riecheggiano i versi “Loneliness and fear...” con cui inizia il testo. Dentro questa solitudine, il mare comincia a scavare nella sua anima, assieme alla pioggia che continua a cadere, e al vento che ora soffia tempesta.
La metafora del “mare senza sponde”, dell’oceano senza più approdi né porti cui la finzione lo hanno condotto, si intona così alla sua desolata confusione e al senso di abbandono e disorientamento che lo assale, nell’amara presa di coscienza che forse qualcosa sarebbe potuto essere diverso, che si sarebbe potuto vivere altrimenti, per “sentirsi” di più, “riempirsi” di più, "trovarsi" di più. Ora, invece, è solo un girare a vuoto, senza senso, senza capire, senza potersi mai davvero fermare, senza poter mai veramente cambiare. Girare in cerchio, senza mai toccare nulla per davvero, senza mai vivere nulla per davvero, senza mai lasciare un segno per davvero.
Non sa cosa fare, non sa più cosa pensare, e un’angoscia profonda lo prende, nel dubbio di aver trasformato la sua stessa vita in un’ignobile monotona arte della sopravvivenza e del compromesso, di aver buttato tutto il suo tempo per costruirsi una realtà di successo forse, ma fittizia, vuota, insoddisfacente.
La verità è che si accorge di sentirsi assolutamente SOLO anche in mezzo a tutta la gente che è riuscito via via a coinvolgere nella sua vita. E ha paura. Qui riecheggiano i versi “Loneliness and fear...” con cui inizia il testo. Dentro questa solitudine, il mare comincia a scavare nella sua anima, assieme alla pioggia che continua a cadere, e al vento che ora soffia tempesta.
La metafora del “mare senza sponde”, dell’oceano senza più approdi né porti cui la finzione lo hanno condotto, si intona così alla sua desolata confusione e al senso di abbandono e disorientamento che lo assale, nell’amara presa di coscienza che forse qualcosa sarebbe potuto essere diverso, che si sarebbe potuto vivere altrimenti, per “sentirsi” di più, “riempirsi” di più, "trovarsi" di più. Ora, invece, è solo un girare a vuoto, senza senso, senza capire, senza potersi mai davvero fermare, senza poter mai veramente cambiare. Girare in cerchio, senza mai toccare nulla per davvero, senza mai vivere nulla per davvero, senza mai lasciare un segno per davvero.
giovedì 6 novembre 2008
track 1_Ordinary Li(f)e: the storyline
Chapter I - "Living a Lie"
Track 1_Ordinary Life
Will è il tipico ordinary man che vive la sua ordinary life. Anzi, è il migliore ordinary man in circolazione.
Nel fiore degli anni, ha tutto quello che un uomo della sua età può desiderare: ha talento, un lavoro, prospettive di una brillante carriera, una bella moglie, una bella casa, la stima ed il rispetto di tutti, una vita tranquilla e di successo. Un lavoratore modello, un marito invidiabile, il vicino ideale, nel migliore dei mondi possibili. Una vita abitudinaria, la buona vecchia solita solfa, in cui succede sempre tutto quello che ci si aspetta, e scorre easy come non mai, senza strappi, sempre tutto ok.
Questo è quello che si vede DA FUORI.
DAL DI DENTRO però non è tutto così rose e fiori.
Will è un uomo che conducendo questa sua vita si sente ingabbiato ed assillato dalla sua stessa normalità, dalla sua mediocrità, dalle sue stesse abitudini. Will ha sempre più spesso l'impressione che, per inseguire tutti i traguardi e i modelli che la società, la sua famiglia e la sua cultura gli hanno via via imposto, abbia dovuto addormentare una parte di sé, la sua parte migliore, quella più vera, geniale, unica, più “sua” di tutte quante, per far posto a qualcunaltro dentro sé; si sente in qualche modo annichilito e annoiato negli schemi della sua ordinarietà, come silenziato, represso, svuotato.
A un tratto, questa parte del suo ego comincia a riemergere con forza inaudita qua e là nella sua vita, a riaffacciarsi prima sotto forma di sogni e fantasticherie per poi farsi sempre più strada nella realtà di tutti i giorni, tanto che diventa difficile per Will distinguere quello che egli vive veramente da ciò che accade invece solo nella sua mente irrequieta.
Will diventa inquieto, come preso da una smania irresistibile di uscire dagli schemi impostigli dal mondo, smania che si manifesta in varie “mattate” che di punto in bianco si ritrova a fare quasi in maniera inconscia ed incosciente.
La sua vita diventa doppia, dividendosi tra quella dell'uomo modello e quella segnata e sregolata dell'uomo fallito e insoddisfatto che prende a concedersi tutta una serie di vizi e di "scappatelle" per cercare sé stesso e massimizzare il proprio benessere: è in questo modo che un altro Will, il secondo Will, quello represso e mortificato e scavezzacollo, fa violentemente irruzione nella sua vita. La voglia di scappare, sconvolgere, trasgredire si fa sempre più forte, e... un giorno (il "nostro" giorno), questa volontà di potenza finisce per esplodere travolgendo tutto e tutti.
Tutto inizia durante la pausa pranzo di un giorno di lavoro come tanti...
Questo è quello che si vede DA FUORI.
DAL DI DENTRO però non è tutto così rose e fiori.
Will è un uomo che conducendo questa sua vita si sente ingabbiato ed assillato dalla sua stessa normalità, dalla sua mediocrità, dalle sue stesse abitudini. Will ha sempre più spesso l'impressione che, per inseguire tutti i traguardi e i modelli che la società, la sua famiglia e la sua cultura gli hanno via via imposto, abbia dovuto addormentare una parte di sé, la sua parte migliore, quella più vera, geniale, unica, più “sua” di tutte quante, per far posto a qualcunaltro dentro sé; si sente in qualche modo annichilito e annoiato negli schemi della sua ordinarietà, come silenziato, represso, svuotato.
A un tratto, questa parte del suo ego comincia a riemergere con forza inaudita qua e là nella sua vita, a riaffacciarsi prima sotto forma di sogni e fantasticherie per poi farsi sempre più strada nella realtà di tutti i giorni, tanto che diventa difficile per Will distinguere quello che egli vive veramente da ciò che accade invece solo nella sua mente irrequieta.
Will diventa inquieto, come preso da una smania irresistibile di uscire dagli schemi impostigli dal mondo, smania che si manifesta in varie “mattate” che di punto in bianco si ritrova a fare quasi in maniera inconscia ed incosciente.
La sua vita diventa doppia, dividendosi tra quella dell'uomo modello e quella segnata e sregolata dell'uomo fallito e insoddisfatto che prende a concedersi tutta una serie di vizi e di "scappatelle" per cercare sé stesso e massimizzare il proprio benessere: è in questo modo che un altro Will, il secondo Will, quello represso e mortificato e scavezzacollo, fa violentemente irruzione nella sua vita. La voglia di scappare, sconvolgere, trasgredire si fa sempre più forte, e... un giorno (il "nostro" giorno), questa volontà di potenza finisce per esplodere travolgendo tutto e tutti.
Tutto inizia durante la pausa pranzo di un giorno di lavoro come tanti...